Xylella: dal “falso ideologico e materiale” ai “falsi positivi”. Dati, fatti, richieste. Facciamo il punto

22/11/2019

‌ Nell’ambito dell’inchiesta leccese sulla diffusione colposa di malattia delle piante, la Procura non è riuscita a dimostrare “il nesso causale tra le accertate condotte degli indagati…ed il delitto colposo di inquinamento ambientale”.Nello specifico, si trattava delle seguenti condotte, comunque accertate: “sperimentazione in campo”, “incredibile ritardo nell’affrontare le segnalazioni degli agricoltori”, “non corretta applicazione delle procedure”, ”irregolarità”, “pressapochismo”,“negligenza”,”reticenza”, “omertà”, “falso ideologico e  materiale in atto pubblico”.

In merito alla datazione dei primi essiccamenti anomali, il Decreto di Archiviazione della Procura di Lecce recita come segue:“Dall’attività svolta è emerso in maniera inconfutabile che la prima datazione degli essiccamenti degli alberi d’olivo nel Salento, con informazione agli organi preposti (studio/ricerca e consorzio agrario), risale agli anni 2004/2006”.

Al riguardo, sono state individuate precise e non trascurabili condotte istituzionali, in particolare ascrivibili a chi era venuto a conoscenza del fenomeno che iniziava a colpire gli olivi già intorno al 2004, e a chi ha effettuato “campi sperimentali” tra il 2009 e il 2011, che denotano la conoscenza del problema e di cui esistono testimonianze di tecnici, proprietari e confinanti dei terreni interessati.
Gli stessi soggetti istituzionali, pur consci dell’inizio del fenomeno dei disseccamenti, avrebbero poi permesso che la malattia degli olivi si diffondesse, dopo 9 anni dalle prime segnalazioni, in una vasta area del versante ionico.Persone che evidentemente non hannocercato soluzioni condivise sulla questione, commettendoreati di falsoche oggi, a distanza di 15 anni, arrecherebberoinnumerevoli conseguenze ai danni di tutti i proprietari terrieri, gli agricoltori, i cittadini.

Nell’ottobre del2013,si dà notizia del ritrovamento del batterio e immediatamente , senza attendere o permettere riscontri scientifici inequivocabili sulle reali cause del disseccamento, sul ruolo svolto dal batterio,dal vettore e sull’esistenza di piante del territorioresistenti alla malattia (nonché in mancanza di un’indagine epidemiologica), si attribuisce allaXylella fastidiosa la malattia degli olivi.

A far fortemente dubitare che il responsabile del disseccamento siail batterio, sono idati del monitoraggiodalla Regione Puglia resi accessibili al pubblico ( nonchè quelli in risposta alla richiesta di accesso agli atti effettuata dall’Associazione Terra D’Egnazia): tutt’oggi il ceppo pugliese di Xylella è presente nel 2% circa degli ulivi analizzati. E’ evidente che gli ulivi negativi al batterio ma disseccati,  si ammalanoper altre cause.

Ma il dato che più di tutti evidenzia che il batterio Xylella fastidiosa non può essere l’agente causale del disseccamento rapido degli alberi di olivo (CoDiRO) è stato fornito proprio da uno studio condotto dai ricercatori del CNR e dell’Università di Bari e del CRSFA “Basile Caramia” (che fin dall’inizio hanno creato e gestito l’emergenza), i cui risultati sono stati incredibilmente non considerati per anni dai mass media, dai politici e dagli stessi ricercatori. Nel documento dal titolo “Pilotproject on Xylella fastidiosa to reduce riskassessmentuncertainties“ pubblicato dall’EFSA il 29/03/2016, i risultati di due anni di sperimentazione evidenziano che piante di olivo in cui sono state inoculate sospensioni batteriche di Xfsubsp. pauca ceppo ST53 e tenute in condizioni ambientali naturali, anziché disseccarsi come ci si aspettava, hanno mostrato una colonizzazione batterica ridottissima e confinata al punto di inoculo, hanno prodotto nuova vegetazione priva di sintomi e – addirittura – hanno mostrato una crescita superiore alle piante controllo non infettate.

Le persone che dal principio hanno ignorato il problema, sono le medesimedesignate a occuparsene e con decreto ministeriale(sin dal D.M. 26 settembre 2014)anchele sole, di fatto, autorizzate a farlo.
E se i ricercatori impegnati “istituzionalmente” nella lotta al batterio,hanno trascuratodi considerare i fattori ambientali e lo stato di salute delle matrici vitali del fenomeno,l’Osservatorio fitosanitario della RegionePuglia, nel 2015, nella Relazione sulla Xylella fastidiosa (depositata al Senato) ha invece dichiarato di aver “escluso qualsiasi forma inquinante del terreno e dell’ambiente […] spaziando su tutte le possibili cause che potessero interagire con il disseccamento delle piante, verificando qualsiasi elemento agronomico, ambientale, naturale e inquinantepresente nel territorio interessato”(link qui).

Tuttavia, benché richiesto,gli studie le analisi comprovanti la suddetta affermazione, non sono stati resi noti.

In realtà, i dati ISTAT sulla distribuzione dei fitofarmaci mostranoin Salento, proprio e solonel periodo 2003-2010, un’overdose di erbicidi(di gran lunga superiore a quelli impiegati nelle province di Bari e Foggia la cui superfici agrarie sono ben più estese) che nel 2007, nella provincia di Lecce era pari a 5,36 kg per ettaro. Si immagini solo che tale quantitativo è ben più alto rispetto a quello che nel 1974 (4,5 kg/ha) aveva causato, come accertato, il disseccamento degli ulivi (https://journals.openedition.org/belgeo/20290).

Inoltre, nel 2016, lo stesso Osservatorio Fitosanitario ha imposto (nella zona contenimento) e raccomandato (nella zona infetta)la capitozzatura delle piante di ulivo(DGR n. 459 – 8/04/2016) anche in momenti dell’anno critici, in cui le piante non dovrebbero essere potate, nella consapevolezza – come dichiarerà qualche tempo dopo in un’intervista il Dirigente Schito - che “si trattava di un sistema da non incentivare e da non consigliare a nessuno […] oltretutto lo abbiamo chiesto nel periodo estivo ossia il meno indicato per fare simili potature […] una misura di quelle non l’avrebbe proposta nessuno dal punto di vista tecnico”(Tioli E., Olio nostro. L’oro verde italiano al giro di boa. Terra Nuova, settembre 2017, pp. 12 e 14).In effetti, secondo la Società Italiana di Arboricoltura la capitozzatura è “la più dannosa tecnica di potatura degli alberi” che rende l’albero “più vulnerabile a insetti e malattie, e ne causa il decadimento fino alla morte” (www.isaitalia.org/gli-indispensabili/176-documenti/indispensabili/237-perche-la-capitozzatura-e-dannosa.html).

A questo punto, è lecito chiedersi se:

1)     l’emergenza (che, per inciso, “dura” da sei anni!) sia il risultato delle omissioni e delle azioni suddette, realizzate anche intenzionalmente, piuttosto che colpa di un batterio importato come ci è stato raccontato in maniera incessante attraverso i media;

2)     se la gestione dell’emergenza abbia portato beneficio (economico/politico/ecc.) a qualcuno e se, in quale misura, questo qualcuno abbia partecipato alla creazione dell’emergenza stessa.

Della gestione dell’“emergenza” finalizzata al lucrose ne parla, come accennato,nel Decreto di archiviazionedelTribunale di Lecce del 3 maggio 2019 ,a firma del GIP Alcide Maritatichecontestualmente rimanda, visti i reati di falso materiale in atto pubblico commessi negli uffici regionali, alla procura di Bari.Intanto, in Salento gli ulivi plurisecolari continuano a essere abbattuti, molto spesso in mancanza della necessaria comunicazione e autorizzazione della competente autorità, come più volte sottolineato anche dalla Soprintendenza all’Archeologia,alle Belle Arti e al Paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto.Vengono abbattuti anche per far spazio a impianti olivicoli superintensivi, su modello spagnolo, o a impianti fotovoltaici. Di questi ultimi, In Provincia di Brindisi, nel solo mese di agosto sono pervenute, da parte di 15 società estere, richieste di autorizzazione all’installazione su circa 500 ettari di terreno agricolo!

Nella Piana degli ulivi vanno a terra ulivi i millenari in assenza di sintomie in pieno stato vegetativo e produttivo. Sradicarli produce un danno irreparabile all’ecosistema e alla biodiversità, al paesaggio e all’economia localepoiché– fra l’altro – vige il divieto di reimpianto delle varietà autoctone. In queste ore In agro di Serranova (Comune di Carovigno-Br), in piena zona infetta – dove non vige l’obbligo di abbattimentol’ARIF sta procedendo all’abbattimento di ulivi millenari anche in contrasto con la volontà del proprietario, in violazione, dunque, delli leggi 144/1951 e14/2007 “Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia” che ricordiamo essere ancora pienamente in vigoree, quindi, applicabile in tutti quei casi dove non ricorrono i presupposti per l’applicazione di quanto disposto dalla normativa sulla “Xylella”.

Il 6 dicembre 2018 l’Istituto Fitosanitario Regionale individua un albero d’ulivo positivo alla presenza delbatterio in agro di Monopoli.
Di conseguenzaparte della provincia di Bari passa da “zona indenne”(dove non è presente il batterio) a “zona di contenimento
.


    ‌ 

    Il 12 gennaio 2019 la procura di Bari interviene sequestrandol’intera particella in cui è presente la pianta positiva e su cui pendeva obbligo di estirpazione.

    In seguito alle analisi molecolari effettuate durante il sequestro da parte della Procura, la pianta è risultata negativa al batterio e l’Osservatorio Fitosanitario, rilevata“un’anomalia nella catalogazione del campione”,ripete i test e questa volta l’ulivo in oggettorisulta esserenegativo alla presenza del batterio. Vengono analizzate anche le piante circostanti che risultano anch’esse negative.

    Com’è possibile che si sia commesso un errore così grave che avrebbe comportato(se non fosse intervenuta la Procura Di Bari), la distruzione dei3,14 ettari contigui ogni singola pianta e che,secondo le stime depositate alla Camera, in tutta la zona cuscinetto delineata a seguito dell’individuazione dell’albero di Monopoli,  avrebbe potuto interessare circa 132mila ettari?

    Da anni diversi cittadini denunciano irregolarità nei campionamenti e nella loro georeferenziazione,catalogazione e gestione; persino i commissari europei negli Audit parlano di laboratori inadeguati, in assenza di sistema di verifica dell’operato dei tecnici ,le cui procedure sono “suscettibili di generare errori”.

    Con l’intervento della Procura di Bari, l’Osservatorio Fitosanitario (con Atto Dirigenziale del 21 maggio 2019) revoca le nuove determine circa la delimitazione delle aree, e vengono ripristinate le precedenti zone di contrasto al batterio:

    ·        “zonainfetta”l’intera provincia di Lecce, Brindisi e parte di Taranto, è la zona in cui il batterio è insediato e non è possibile eradicarlo;

    ·        “zonadi contenimento”: è la fascia di 20 km della zona infetta che confina con la zona cuscinetto, in cui si estirpano le piante risultate positive alla presenza del batterio (seppur in assenza di sintomi).

    ·        “zonacuscinetto”: èl’area indenne di 10 km di larghezza a nord della zona di contenimento.  In caso di ritrovamento del batterio si devono applicare “misure di eradicazione” che consistono nell’eliminazione della pianta positiva e di tutte le piante presenti nel raggio di 100 metri dalla stessa,“indipendentemente dal loro stato di salute”. In tutte le aree è fortemente consigliata e\o imposta la lotta al vettore attraverso trattamenti fitosanitari nocivi, potenzialmente genotossici e cancerogeni.

‌ Dunque, confermato il cortocircuito sui campionamenti che produrrebbero ”falsi positivi”,invitiamo i cittadini della provincia di Brindisi e Taranto,sui cui alberi gravi l’obbligo di estirpazione, a denunciare alle Procure competentie alla Procura di Bari il provvedimento che li ha colpiti e tutto quanto illegittimamente concerne le comunicazioni ricevute, chiedendo che venga verificata la corretta applicazione della procedura in materia di campionamento e analisi e sia fatta un’ulteriore verifica.

Inoltre, ci uniamo alle richieste di sequestro preventivo e/o probatorio delle piante millenarie ritenute positive a Xylellagià avanzate alla Procura di Bari (anche formalmente) da Comitati e cittadini, e rispetto alle quali – ci permettiamo di aggiungere – che non comprendiamo l’apparente inerzia della Procura in tal senso.Se la prova maestra per l’individuazione dei reati di falso è la presenza del batterio e la sua reale diffusione,abbattendo i nuovi alberi ritenuti positivisi eliminerebbe il “corpo del reato”(quanto avvenuto con l’ulivo di Monopoli è indice, ancora una volta,dell’inaffidabilità della procedura).

Ci auguriamo, per il bene del territorio che qualcuno dia presto risposta ai troppi interrogativi rimasti disattesi. Al riguardo, annunciamo l’avvio di ulteriori azioni legali sul piano nazionale, europeo e internazionale. Porteremo il caso in tutte le sediopportune, convinti che non si possa fare e permettere di faredella Terra e della sua Popolazione, ciò che si vuole (gestendo in modo inappropriato e lesivo, una problematica talmente complessa), e del territorio un business a beneficio esclusivo di pochi!

Associazione “Bianca Guidetti Serra”

Comitato per la Salvaguardia dell’Ambiente e del Territorio – Valle d’Itria

Il Popolo degli Ulivi