22/07: XYLELLA: LA CGIL E’ SU UNA STRADA SBAGLIATA

22/07: Comunicato Stampa Popolo degli Ulivi
COMUNICATO STAMPA: LA CGIL E’ SU UNA STRADA SBAGLIATA

Il 18 luglio scorso si è tenuto a Presicce (LE) un incontro promosso dalla CGIL dal titolo “Scatta l’ora Xylella – nuova olivicoltura, riconversione dei terreni, riutilizzo del legname”.

A distanza di quasi sei anni dalla presa d’atto “ufficiale” dell’esistenza del CoDiRO (Complesso del disseccamento rapido dell’Olivo) nel Salento - la patologia era stata individuata dalle autorità fitosanitarie almeno 6-7 anni prima - la CGIL decide di prendere la parola su questa problematica fitopatologica che sta avendo ripercussioni gravissime sull’olivicoltura del Salento e, con essa, sulla tenuta socio-economica e culturale dell’intero territorio.

Nella relazione iniziale e nel corso della serata abbiamo ascoltato dai massimi esponenti della CGIL di Lecce e dal segretario nazionale FLAI CGIL affermazioni gravissime, che hanno attribuito ai “santoni” - così vengono definiti anche dalla CGIL quei ricercatori e quegli agricoltori che hanno provato unicamente con i propri mezzi ed il proprio lavoro a curare gli olivi anziché abbatterli - la responsabilità di aver “permesso alla fitopatia di dilagare oltre provincia”; si è inoltre sostenuto che non saranno le pratiche agricole rispettose delle piante, del terreno e dell’ambiente a salvare gli olivi dal disseccamento.

Secondo la CGIL, invece, sono tre i percorsi da intraprendere per risolvere la situazione:

1.         interventi di natura previdenziale per i lavoratori attualmente disoccupati a causa della diminuzione della produzione olivicola: si è plaudito al Decreto Centinaio (convertito nella legge n.44/2019) che garantisce i contributi per lo stesso numero di giornate lavorate nell’anno precedente;

2.         rigenerazione del settore olivicolo, con sostituzione delle varietà presenti da millenni con le nuove varietà Leccino e Favolosa (FS17) o al limite con la coltivazione di cereali o altre specie;

3.         la filiera del “legno intelligente”, da incentivare e sostenere affinché tronchi e branche delle “centinaia di migliaia di alberi che verranno espiantati” vengano utilizzati nella falegnameria d’arredamento, da destinare ad una clientela appartenente ai ceti medio-alti.

Analizziamo i tre assi delle soluzioni secondo CGIL.

1.     Riconoscere ai lavoratori e alle lavoratrici un’indennità che non faccia pagare loro una crisi di cui non hanno alcuna responsabilità è senz’altro un obiettivo condivisibile, ma l’idea di quantificare le giornate lavorate nell’anno in corso con riferimento a quelle del 2018 (il 5° anno di CoDiRO), non fa recuperare loro quasi niente: sarebbe invece il caso di equiparare le giornate del 2019 a quelle dell’annata agraria 2012-13, prima dello sviluppo del disseccamento. Ci sembra pertanto fuori luogo plaudere al Decreto Emergenze del ministro Centinaio, che ha introdotto per il Salento (ma in prospettiva per tutto il nostro Paese) la possibilità di derogare, al fine di garantire profitti privati a potenti soggetti economici, a norme poste a salvaguardia dei diritti collettivi ad un ambiente sano, al paesaggio e alla tutela del patrimonio culturale.

2.     Del resto la posizione CGIL sposa quella del governo, nonché delle associazioni degli imprenditori agricoli e di parte del mondo della ricerca che ha cospicui interessi economici in questa faccenda, quando auspica la scomparsa delle varietà locali e degli oliveti secolari per far posto alle due varietà Leccino e Favolosa (FS17). Forse la CGIL non ha approfondito le dichiarazioni giornalistiche sulla presunta resistenza a Xylella di queste due cultivar: la stessa Regione Puglia (Determina Osservatorio Fitosanitario n.591 del 13.07.2018), nonché uno studio condotto dall’Università e dal CNR di Bari (pubblicato dall’EFSA il 29 marzo 2016), evidenziano la mancanza di dati scientifici che dimostrino la capacità produttiva e la resistenza di tali varietà sul medio e lungo periodo. L’approssimazione delle argomentazioni portate dai relatori, prive di dati scientifici attendibili, hanno evidenziato palesi contraddizioni tra le premesse e gli obiettivi dichiarati e la sostanza delle proposte avanzate.

Un altro aspetto che non viene considerato a dovere nella posizione CGIL è quello occupazionale: da un lato si denuncia che a seguito della ridotta produzione degli olivi si sono già persi 2500 posti di lavoro nel solo settore della raccolta in provincia di Lecce (che diventano più di 4000 se comprendiamo anche le zone di Brindisi e Taranto), e contemporaneamente si appoggia la ristrutturazione in chiave industrialista dell’olivicoltura salentina e pugliese, con quegli impianti superintensivi sul modello spagnolo, i quali, grazie alla meccanizzazione totale delle operazioni colturali, comporteranno un danno assai maggiore e permanente alle possibilità di lavoro in agricoltura nei nostri territori. Senza contare che questo nuovo disegno dell’olivicoltura salentina ridistribuirà l’assetto proprietario delle terre, con la scomparsa dell’agricoltura contadina (priva di mezzi finanziari e tecnici) e la rinascita del latifondo.

La scomparsa di “questa” olivicoltura si trascinerà dietro un fitto sistema di relazioni sociali e culturale, che si è sviluppato per secoli insieme ai grandi giganti presenti su queste terre. Di ciò la CGIL ne è cosciente, infatti, per compensare la perdita di identità e di vissuto collettivo ha avanzato la proposta di istituire dei “musei” con i pochi alberi secolari rimasti, in modo che i turisti possano in futuro ammirare ciò che questa terra era e che – grazie a queste scelte - non sarà più.

3.     La terza risoluzione strategica della CGIL riguarda l’asportazione del legno degli alberi per fabbricare arredamento “di classe”. L’imprenditore invitato sul palco, che evidentemente costituisce un modello di azienda di filiera, ha chiarito senza dubbi: con i loro tecnici sradicheranno le piante intere con grandi macchinari, le peseranno prive di foglie e le pagheranno al prezzo di legna da ardere. Siamo arrivati alla necrofilia, ad augurarsi e a speculare sulla morte: alberi, organismi viventi… magari sofferenti, ma vivi… verranno sezionati come oggetti, come futuri elementi d’arredo… È come se avessimo un parente ammalato in casa e, invece di fare di tutto per curarlo, ci premurassimo di vendere – un tot al chilo – i suoi organi al miglior offerente….

Non pensiamo di dover spiegare alcunché alla CGIL: è un’organizzazione potente, diramata sul territorio, dotata di prestigiosi centri studi… insomma, le posizioni sul disseccamento degli olivi espresse per la prima volta a Presicce il 18 luglio non sono frutto d’improvvisazione o di disinformazione. Si tratta evidentemente di scelte politiche, di precise idee in merito allo sviluppo, all’ambiente, all’agricoltura, all’economia locale, all’identità culturale. Molti iscritti a questo influente sindacato si aspettavano che prendesse le parti della popolazione locale, dei piccoli contadini, dei braccianti, che nella riconversione olivicola resteranno definitivamente senza lavoro, costretti probabilmente a nuovi consistenti processi migratori (che in realtà non si sono mai interrotti).

Invece assistiamo alla riproposizione di progetti che non sono affatto nuovi; sono infatti gli stessi di quei soggetti che hanno programmato a tavolino il nuovo destino economico del Salento: la terza pianura italiana, preda ideale per diverse tipologie di speculazione e messa a profitto della terra. Basta solo eliminare tutti questi “antieconomici” olivi secolari.

Lo sventramento di quel paesaggio che rende il Salento noto nel mondo (come più volte enfatizzato nel corso della serata) e il suo ridisegno asettico; la nuova olivicoltura industriale e ipermeccanizzata; le campagne senza persone e senza biodiversità; la coltivazione di piante esotiche ed esogene, anche per scopi non alimentari; la conservazione museale dei sopravvissuti al genocidio; la messa a valore capitalistica delle spoglie delle vittime… sono tutti elementi emersi in incontri, atti di convegni, pubblicazioni di quei soggetti economici che vogliono mettere le mani sul nostro territorio e le nostre vite.

È noto ormai da anni che la nuova frontiera del capitalismo, definita “estrattivismo”, si spinge all’appropriazione della “terra” per soddisfare gli appetiti di grandi gruppi finanziari e speculativi.

La CGIL conosce questi processi in atto. Con le posizioni dichiarate pubblicamente il 18 luglio a Presicce, anziché contrastarli vi si pone al fianco, probabilmente per ricavare uno spazio per quella Lega delle Cooperative, che rappresenta uno dei principali attori economici del nostro Paese.

Invitiamo pertanto dirigenti, iscritti e simpatizzanti del più grande sindacato italiano ad avviare una fase di confronto reale con chi da anni si occupa di queste tematiche, cercando di salvare gli olivi con cure rispettose della natura e della cultura e cercando di evidenziare le profonde contraddizioni e le falsità che un blocco di potere sta diffondendo con poderosi mezzi economici.

La CGIL, sposando le tesi della nuova colonizzazione si sta assumendo una pesantissima responsabilità storica: ci auguriamo che un approfondimento della problematica con i soggetti direttamente interessati possa farle cambiare strada.